Vino

Cresce in Italia la passione per i vitigni autoctoni

28 Agosto 2019 -
DI Redazione

In attesa di Autochtona 2019, il 16° Forum dei vini autoctoni in scena a Fiera Bolzano dal 14 al 15 ottobre, cresce l'attenzione nei confronti dei vitigni autoctoni, sempre più oggetto di interesse da parte di appassionati vicini alle terre di origine, ma anche molto lontani, oltre che da addetti ai lavori.

La conferma viene anche dal monitoraggio delle ricerche su Google di alcuni vitigni autoctoni effettuate in Italia negli ultimi 12 mesi. Ma quali sono i vitigni autoctoni più ricercati in rete in Italia e da quali regioni provengono le loro ricerche? Difficile da stabilire, considerando che il il Belpaese è patria di una quantità davvero vasta di varietà, spesso sconosciute, che a volte faticano a varcare i confini territoriali nelle quali vengono allevate. Spesso coincidono con il nome del vino, altre volte vanno a far parte in modo determinante di blend noti, ma trovano poco spazio e visibilità in etichetta. È un dato di fatto, però, come l’interesse e la curiosità per le varietà autoctone cresca di anno in anno senza battute di arresto, certificato appunto dalla sempre maggior frequenza di ricerche in rete da parte degli internauti italiani.

Tralasciando nomi di vitigni autoctoni molto noti che si identificano con tipologie di vino celebri ovunque, come ad esempio Nebbiolo (Barolo e Barbaresco), Sangiovese (Chianti, Brunello etc.) o Glera (Prosecco), è interessante notare come altre varietà maggiormente legate a confini strettamente regionali suscitino comunque un significativo interesse anche in regioni differenti da quelle di nascita.

Con una ricerca effettuata utilizzando strumenti gratuiti come Google Trends® e Ubersuggest®, infatti, emergono dati e indicazioni che possono fornire spunti interessanti a produttori e operatori del settore. La Ribolla Gialla, ad esempio, storico vitigno autoctono che ha trovato in Friuli-Venezia Giulia la sua terra di elezione, negli ultimi 12 mesi ha registrato quasi 10.000 ricerche in media al mese su Google, provenienti prima di tutto dalla sua regione di origine e dal vicino Veneto, ma anche da Lazio, Liguria ed Emilia-Romagna. L’Aglianico, nobile varietà del Sud Italia, da cui nascono vini da lungo affinamento come il Taurasi in Campania o l’Aglianico del Vulture in Basilicata, registra, sempre nell’ultimo anno, 5.400 ricerche medie mensili che spaziano un po’ ovunque, con ottime performance anche nel Lazio e nelle Marche. Il Lagrein, vitigno autoctono dell’Alto-Adige, vanta 4.500 ricerche medie al mese che arrivano con sempre più frequenza non solo dalle provincie di Bolzano e Trento, ma anche da Lombardia e Liguria. E ancora: il Verdicchio, alfiere della produzione a bacca bianca delle Marche, riscuote ottimo interesse in termini di ricerca anche in Sardegna, il laziale Cesanese in Lombardia, il Primitivo, soprattutto se associato alla sua origine più nota, vale a dire Manduria in Puglia, in Trentino-Alto Adige, mentre il sardo Cannonau è particolarmente amato in Friuli-Venezia Giulia.

Un interesse, dunque, che non conosce confini quello nei confronti dei vitigni autoctoni italiani, che rappresentano anche uno strumento culturale per addentrarsi nella storia e nelle tradizioni regionali, obiettivo da sempre perseguito da Autochtona, un palcoscenico anche quest’anno deputato a svelare i tanti volti dei vitigni autoctoni dello Stivale, diventando una sorta di viaggio tra regioni e territori, alcuni dei quali circoscritti e intimamente legati a varietà che hanno rischiato l’estinzione.

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