Vino

Vino contraffatto: quali rischi per il made in Italy?

22 Gennaio 2020 -
DI Redazione

5 titolari di aziende vitivinicole e cantine sociali dell'Oltrepò pavese, tra cui anche il vice presidente di Assoenologi, sono finiti oggi in manette con l'accusa di aver spacciato vino contraffatto per Doc e Igt, prodotto in realtà con uve non certificate come biologiche o addizionato con aromi o anidride carbonica.

Questo il risultato della maxi inchiesta, iniziata nel settembre 2018 e coordinata dalla Procura di Pavia, riguardante un nuovo scottante scandalo sul vino contraffatto, che ha portato a una serie di perquisizioni in ben cinque regioni, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige, e a cinque provvedimenti cautelari: i titolari delle aziende vinicole arrestati sono ritenuti responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine di prodotti alimentari.  Oltre a questo, tra i reati, anche l’utilizzo e l’emissione di fatture false che servivano a giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate, non presenti in magazzino, e sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.

Al centro dell'indagine figurano in particolare i vertici di una cantina oltrepadana, la Cantina sociale di Canneto Pavese, che, secondo l'accusa, con la complicità di enologi di fiducia avrebbero messo in commercio vino contraffatto per quantità, qualità e origine attraverso un sofisticato sistema di alterazione.

Un nuovo scandalo colpisce dunque uno dei settori di eccellenza del made in Italy a sei anni da un'altra inchiesta che, nel 2014, aveva coinvolto altri produttori vinicoli dell'Oltrepò pavese, accusati di non aver rispettato i canoni dei marchi Doc e Igt, in particolare per il Pinot Grigio.

Un boccone amaro da mandare giù per un territorio da sempre emblema di eccellenti produzioni vitivinicole, che ora si trova ad affrontare un grave danno d'immagine. Dura la presa di posizione da parte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: «Siamo convinti che sia giusto e importante che siano fatte inchieste serie e controlli affinché si isolino i responsabili di un danno per tutto il mondo del vino italiano, non solo per la Lombardia e l’Oltrepò Pavese - afferma il presidente Luigi Gatti -. Il danno d'immagine per il nostro territorio è evidente e lottiamo non da ieri proprio per contrastarlo, mettendoci sempre più passione e determinazione, ma va detto che questo territorio non si sente affatto rappresentato da chi lavora in modo scorretto. Il Consorzio continua a lavorare seriamente per promuovere e tutelare eccellenze e produttori seri che per fortuna sono tanti e che hanno davanti un programma fitto di importanti eventi di promozione nazionale e internazionale».

«L’Oltrepo è una zona grandissima - continua Carlo Veronese, direttore del Consorzio - e può accadere che fra centinaia di aziende che lavorano ci sia chi opera in modo scorretto. Noi dobbiamo lavorare con le altre centinaia di aziende che invece lavorano bene e seriamente e sfruttare questi fatti, che sono profondamente negativi per l’Oltrepò, per lavorare ancora meglio con chi vuole andare avanti e sono la maggior parte e promuovere il vino di qualità in giro per il mondo rappresentando una zona italiana che fa tanti grandi vini che hanno bisogno solo di essere conosciuti. Indubbiamente questo fatto è un grande danno di immagine ma sono certo che molte aziende ancora di più si rimboccheranno le maniche per promuovere la parte positiva di questo».

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