Chef

Filippo Cogliandro “interpreta” le ricette di Dalì

21 Luglio 2020 -
DI Redazione

«Les Dîners de Gala è dedicato esclusivamente ai piaceri del gusto. Se siete uno di quelli che calcolano le calorie e trasformano le gioie del cibo in una forma di penitenza, chiudete subito questo libro; è troppo vivace, troppo aggressivo e troppo impertinente per voi»: così Salvador Dalì introduceva alla lettura del suo libro di ricette surreali pubblicato dall'artista nel 1973.

Oggi quelle stesse ricette, al centro di una suggestiva opera illustrata dal genio catalano, sono scelte come protagoniste di un'esclusiva cena-evento, reinterpretate per l'occasione dallo Chef Filippo Cogliandro.

La serata ha avuto luogo domenica 19 luglio nelle eleganti sale del Ristorante l'A Gourmet L'Accademia, offrendo, fin dai primi istanti una vera e propria esperienza totalizzante, un percorso che ha condotto i partecipanti all'interno di uno spazio sospeso in cui l'essenza stessa di Dalì è diventata "commestibile".

Salvador Dalì ribadisce sempre con piacere: «Io so quello che mangio, non so quello che faccio», un'ossessione per il cibo che emerge regolarmente dai suoi quadri, dai celebri "Uova al tegame" e "Pane antropomorfo" agli "Orologi molli" presenti nel dipinto "La persistenza della memoria" del 1931, nati dal sogno di un camembert fuso, un qualcosa di commestibile divenuto metafora dell'aspetto psicologico del tempo, il cui trascorrere, nella soggettiva percezione umana, assume una diversa connotazione "interna" che segue solo la logica dello stato d'animo e della memoria.

Non stupisce dunque l'opera "Les Dîners de Gala", un tripudio di gustosa follia al quale lo chef Filippo Cogliandro ha deciso di attingere magistralmente per esaltare, da una parte, un patrimonio indiscusso di sapori, profumi, idee culinarie e accostamenti spesso azzardati, ma unici come la personalità di Dalì dall'altra la volontà di portare avanti ciò che sempre lo caratterizza: la ricerca ossessiva e l'estrema cura per i prodotti del territorio calabrese.

Questo felice incontro ha creato un menù degustazione che, pur rispettando i sapori delle ricette autentiche, ne rinnova il gusto grazie a un'interpretazione del tutto originale, un'esperienza di arte nell'arte, di ricerca nella ricerca, di piacere nel piacere.

Caviale (Perle di Bandar Pahlavi), Castagne e Pasta sono solo alcuni degli "ingredienti" utilizzati per la cena, capaci di creare una terza Arte nata dal felice incontro di Salvador Dalì e Filippo Cogliandro, sposando i prodotti di un territorio unico al mondo come quello calabrese, come il Bergamotto di Reggio Calabria, il Caciocavallo di Ciminà (presidio slow Food), la Cipolla Rossa di Tropea, la Patata Bellina Aspromontana, l'Olio Ottobratico dell'Aspromonte (presidio Slow Food), il Tartufo della Sila, senza dimenticare la presenza fondamentale del caffè alla maniera "daliliana" per chiudere l'esperienza.

Ad impreziosire ulteriormente l'atmosfera la cura dei dettagli: muse vestite con eleganti abiti ad accogliere gli ospiti, musica, "pareti in movimento", un ensemble in cui nulla è stato lasciato al caso. Inoltre, una parte dei proventi della cena, riscoprendo l’alto valore del mecenatismo culturale sono stati destinati al restauro e/o recupero di un’opera del patrimonio artistico della Città di Reggio Calabria.

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