La dieta mediterranea ai tempi del bio

08 Giugno 2019 -
DI Redazione

Il tempo passa ma non per la dieta mediterranea, che conferma la sua natura di regime alimentare senza tempo, versatile e ricca di gusto, perfetta per adeguarsi alle innovazioni in perenne mutamento di stili e tecniche culinari e alle contemporanee tendenze alimentari, ma mantendendo al contempo salubrità e benessere.

Proprio la dieta mediterraneo come scrigno di longevità è stata al centro del convegno "La Dieta Mediterranea ai tempi del Bio", organizzato da Good Food, il nuovo brand di iniziative dedicate all'alimentazione sana e compatibile creato da Giulio Masini, in scena nella cornice di Residenza di Ripetta e organizzato in collaborazione con l'Ateneo di Tor Vergata.

«La Dieta Mediterranea è uno di quei grandi regali che il nostro Paese ha fatto al mondo, - spiega Giulio Masini - anche se per iniziativa di un americano, che comunque nel Sud Italia ha trovato tutte le condizioni migliori: prodotti della terra, sole e clima temperato, ambiente e tradizioni. Tanto che la parola Dieta non si riferisce più solo al fattore alimentare bensì al più ampio concetto di stile di vita».

«La Dieta Mediterranea è un ottimo driver per parlare di prevenzione a 360 gradi. - afferma Marina Ricci, curatrice culturale del convegno - Pensiamo alla sua capacità di prevenire molte delle malattie oncologiche, cardiovascolari, metaboliche e croniche e al suo rapporto con la genetica e oggi con l’epigenetica che studia la capacità di taluni fattori ambientali di modificare non solo il nostro ma anche il DNA dei nostri figli e nipoti. La Dieta Mediterranea risulta dunque essere un modello nutrizionale integrato, che coniuga più fattori, dagli ingredienti della cucina mediterranea, al movimento, all’esposizione alla luce solare, al dormire bene, al rispetto del ciclo circadiano, alla sostenibilità ambientale».

Benessere e longevità si rivelano le parole per definire i benefici della Dieta Mediterranea sull'organismo, come ha evidenziato il Prof. Giovanni Scapagnini, neuroscienziato, professore presso la Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi del Molise e l’Università di Harvard, parlando dei suoi studi sui fattori che accomunano le cinque blue zone delle comunità centenarie presenti nel mondo (fra le quali la Sardegna e Okinawa): si tratta di un modello ben preciso inquadrato fra genetica, alimentazione, ambiente e stili di vita che mette in correlazione territori e popolazioni da secoli votati all’adozione di stili di vita virtuosi, inclusa la restrizione calorica, ovvero il mangiare meno, che migliora sensibilmente i fattori di rischio dell'invecchiamento.

Nata come regime alimentare, la Dieta Mediterranea è diventata sempre più una filosofia, un approccio economico, sociale e ambientale ai settori della produzione, della distribuzione e del consumo alimentare, come sottolineato da Marco Oreggia, fra i massimi esperti di agroalimentare, nel suo focus sull’olio extra-vergine di oliva: «Vorrei partire dal dualismo che lo contraddistingue (l’olio è medicina naturale fin dall’antichità, alimento cardine della dieta mediterranea e al tempo stesso prodotto misconosciuto e tra i più frodati al mondo), per sottolineare l’importanza di una comunicazione corretta all’interno di questo settore. È fondamentale partire da un’informazione basata su fonti autorevoli per conoscere le qualità non soltanto nutrizionali e salutistiche di questo prodotto ma anche organolettiche e gastronomiche. L’obiettivo finale è formare consumatori in grado di fare scelte consapevoli e orientate alla qualità».

Ma a migliorare sensibilmente gli effetti benefici della dieta mediterranea la centralità del biologico: «L'inquinamento di tanta parte delle risorse idriche con pesticidi, diffusamente utilizzati in Italia, comporta la contaminazione non solo del cibo che mangiamo, ma anche dell'acqua che beviamo o dell'aria che respiriamo, con conseguenze importanti non solo per la generazione esposta, ma anche per le successive. - dichiara la Dott.ssa Debora Rasio, oncologa e nutrizionista - I pesticidi, la cui presenza è riscontrata in laboratorio nelle urine dei bambini non sono ovviamente gli unici contaminanti presenti nell'ambiente. Ecco, dunque, che la necessità di passare al biologico diventa una scelta di grande necessità per la salute pubblica. Il biologico non rappresenta un fattore condizionante per la produttività dei terreni, ma un'occasione per innalzare il livello della qualità generale dei prodotti, che devono essere quanto più possibile diversi e unici nel loro apporto nutrizionale. Le coltivazioni intensive inoltre depauperano i terreni, che devono essere poi sottoposti a cicli di riposo e quindi non sfruttati per la produzione, e danneggiano la biodiversità, davvero importante a livello microbico per proteggere il nostro corpo da infiammazione e stress ossidativo».

Notevoli e sono poi gli effetti benefici di un corretto regime alimentare sul sonno, soprattutto se si privilegiano i cibi a base di triptofano, un aminoacido e precursore della serotonina che genera una sensazione di rilassatezza. Inoltre, dormendo meglio, si generano una serie di effetti positivi fra i qualli la riduzione del rischio di sviluppare obesità e diabete.

Spazio, infine, anche all'approfondimento del lato gustoso della dieta mediterranea: fra gli esperti di cultura enogastronomica presenti al convegno, Angelo Troiani, fondatore del noto ristorante romano "Il Convivio" e Direttore didattico della scuola di cucina Coquis ha infatti sottolineato come buono e sano non siano affatto in competizione e che il buono sempre più spesso corrisponde al prodotto biologico.

«Entrare nel circuito del biologico per noi ristoratori significa mettere in discussione il menù, ma ne vale la pena se si vuole mettere in tavola la qualità non solo delle produzioni biologiche ma anche della preparazione dei piatti biologici. Il biologico è anche il piatto che porto in tavola e i cibi e i ristoranti certificati biologici rappresentano una grande opportunità di portare in tavola il buono che è anche sano».

www.good-food.it

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