Cucina light

Cucina italiana light? Sì, ma con gusto

17 Maggio 2019 -
DI Redazione

Rendere light i piatti della cucina italiana? Un progetto messo a punto dal Ministero della Salute e dalla Federazione Italiana Cuochi dice che si può.

Dall'amatriciana alla carbonara, dalla cacio e pepe al ragù alla bolognese, dalla cotoletta alla milanese alla pasta alla norma: la leggerezza non è certo il punto forte delle ricette tipiche del Belpaese. Da nord a sud, la cucina italiana ci offre piatti elaborati, spesso frutto di preparazioni complesse, sicuramente ricchi di gusto, ma anche di grassi, zuccheri e, di conseguenza, di calorie.

Ecco perché dal Ministero della Salute giunge l'iniziativa messa in cantiere con la Federazione Italiana Cuochi. Ad anticiparne gli obiettivi la stessa ministra Giulia Grillo a margine della conferenza stampa per la presentazione del Roadshow per la formazione dei ristoratori per una sana e corretta alimentazione, frutto della partnership tra la Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), l'Istituto superiore di sanità (Iss), le Reti città sana Oms ed Edenred, leader nel welfare aziendale e inventore del Ticket Restaurant, oltre che main partner del programma F.o.o.d. (Fighting obesisty through offer and demand).

Ma niente paura: non si tratta di stravolgere i piatti della tradizione, quanto piuttosto rivisitarli in chiave salutista, adottando alcuni semplici accorgimenti in linea con le attuali esigenze nutrizionali, ma senza rinunciare al gusto. Un'iniziativa di un certo peso, mirata non soltanto a preservare la salute degli italiani, ma anche a incidere significativamente sulla riduzione delle spese sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale, con un sostanziale risparmio per i conti pubblici.

«Le ricette della tradizione restano tali, - spiega Alessandro Circiello, Media & Public Affair Federazione Italiana Cuochi - non si tratta certo di cambiare le materie prime. Per l'amatriciana, ad esempio, un buon suggerimento in chiave light è di ridurre le quantità di guanciale e di pasta ed evitare l'impiego di olio».

«Oggi - dichiara la ministra Giulia Grillo - sono noti tutti gli aspetti nutrizionali che ci consentono di riuscire a realizzare buone ricette uguali a quelle che mangiavamo in passato, rese più sane con piccoli accorgimenti. Per esempio: anziché usare la frittura si può usare il forno, anziché usare il burro optare per l'olio extravergine di oliva. Poi, ovviamente, è anche un problema di quantità e frequenza con cui si consumano certi alimenti. Le fritture andrebbero evitate, per esempio».

«L’obiettivo – aggiunge Gaetana Ferri, capo della Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministro della Salute - è di agire sulla riformulazione delle ricette tipiche italiane. È un lavoro in progress e fa il paio con il lavoro già fatto con l’industria per la riformulazione degli alimenti industriali. Si punta ad ottenere piatti riformulati più corretti dieteticamente, magari abbassando il tenore di grassi saturi e di sale e aumentando il tenore di fibre. E vorremmo che, attraverso questa iniziativa, anche i cuochi, in futuro, siano anche in grado di suggerire agli utenti dei ristoranti ricette più leggere e menù dieteticamente corretti. In questo modo si fa educazione alimentare diretta e, quindi, prevenzione».

Tra i punti più scottanti da affrontare per il Ministero, infatti, figura anche la questione della pausa pranzo: milioni di italiani mangiano fuori casa almeno 5 giorni su 7, optando spesso per un consumo rapido a base di cibi tutt'altro che salutari. Ecco perché il Roadshow presentato pochi giorni fa si pone come obiettivo quello di migliorare l'offerta alimentare dei ristoratori in merito alla sicurezza, la qualità nutrizionale e la corretta gestione dei cibi e degli allergeni, attraverso un tour itinerante di show cooking previsto in tre città, Roma, Milano e Palermo, mirato a reinterpretare con gusto, ma in chiave light, le prelibatezze tipiche della cucina italiana.

Foto in evidenza: ©Leonardo Soares/UOL  
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