L’elmo in cucina: il cestino Celata di Alessi

10 Dicembre 2015 -
DI Bycam
p style="text-align: justify">Anche il cestino portafrutta può diventare sinonimo di design e portatore di un'idea creativa innovativa. Lo sa bene Alessi, la storica azienda di design italiano, che propone una versione moderna e irresistibile di questo oggetto presente in tutte le cucine: il cestino Celata, ideato dall'industrial designer Giulio Iacchetti.

alessi cestino celata

La particolarità di questo cestino deriva dal taglio della lamiera, grazie al quale sono riprodotte le parti a feritoia della visiera dell'elmo medievale: l'ispirazione infatti arriva  dalla sagoma della parte mobile dell’elmo usato nel medioevo dai cavalieri, che proteggeva il volto e allo stesso tempo permetteva al cavaliere di vedere all’esterno.

alessi cestino celata

Il cestino Celata crea così un affascinante effetto alternato  di spazi vuoti e pieni, svelando giochi di luci e ombre. Ha una dimensione di 26 cm di lunghezza, 22,5 cm di larghezza e 9 cm di altezza ed è proposto in tre versioni: in acciaio inossidabile 18/10 lucido, oppure nei colori nero o rosso, ottenuti con una resina epossidica. I prezzi variano da € 58 delle versioni colorate a € 90 per quella in acciaio. Il cestino Celata può essere acquistato anche online, sull'e-shop di Alessi, azienda ormai diventata esponente di punta delle "Fabbriche del design italiano".

alessi cestino celata

IL DESIGNER. Giulio Iacchetti, industrial designer dal 1992, progetta per diversi marchi, tra cui Abet Laminati, Alessi, Danese, Elica, Foscarini, Globo Ceramiche, Jannelli&Volpi, Hastens, Magis, Meritalia, Moleskine, Pandora design. Il suo lavoro si snoda tra la ricerca e la definizione di nuove tipologie oggettuali. Vincitore di due premi Compasso d'Oro nel 2001 e nel 2014, è stato inoltre insignito nel 2009 del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dal Presidente della Repubblica Italiana per il progetto Eureka Coop.  La sua mostra personale “Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti” è stata ospitata nel maggio 2009 dalla Triennale di Milano.

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